Lo sviluppo navale turco: teoria ed effetti della Mavi Vatan

Lo sviluppo navale turco: teoria ed effetti della Mavi Vatan

Negli ultimi anni la Turchia ha ottenuto maggiore rilevanza internazionale grazie alla ritrovata innovazione della sua industria militare, fortemente orientate all’esportazione. L’affermarsi della dottrina della Patria Blu, in turco Mavi Vatan, ha portato ordine negli obiettivi e nelle strategie della Marina Militare turca ed è stata accolta dalla leadership di Erdoğan come chiave di lettura strategica. La dottrina crea uno spazio di legittimazione per gli obiettivi strategici turchi nei tre mari che circondano il paese – Mar Mediterraneo, Mar Egeo, Mar Nero – ed estende le sue ambizioni ben oltre questi confini. I tentativi di sviluppare un settore navale autonomo e indipendente da ingerenze straniere si sono rivelati di successo. Evidenziando ancora una volta la volontà di ritagliarsi un proprio spazio nel sistema internazionale, la Turchia sta portando avanti un modello decisionale e sviluppo volti a una maggiorata autonomia strategica, dal potenziale impatto sugli equilibri regionali

A mancare, però, è stata un’analisi approfondita della Marina Militare Turca che ha subito una significativa trasformazione, sia sul piano operativo che concettuale. Il consolidamento della dottrina della “Patria Blu” (Mavi Vatan) rappresenta non solo una legittimazione delle crescenti ambizioni marittime della Turchia, ma anche una vera e propria svolta nella sua strategia navale.[1] Ideata nel 2006 dall’ammiraglio Cem Gürdeniz, la dottrina riflette l’ambizione della Turchia di rafforzare la sua posizione geopolitica nel contesto regionale e internazionale, attraverso una proiezione di potenza marittima che affonda le sue radici nella tradizione storica ottomana.[2]

Questo rinnovato interesse per il settore navale turco merita una riflessione approfondita per diverse ragioni. Non basta analizzare la dottrina Mavi Vatan in termini puramente teorici; occorre infatti affiancare a questo un esame delle politiche di sviluppo navale, delle collaborazioni internazionali, delle operazioni militari e delle ambizioni geopolitiche del paese. Solo così si può comprendere appieno la portata di questa trasformazione.

Per capire a fondo la strategia turca bisogna partire dalla sua dottrina. La dottrina Mavi Vatan nasce nel 2006 a cura dell’Ammiraglio Cem Gürdeniz ed ha come obiettivo quello di riportare la Marina Militare Turca al centro delle politiche di sicurezza del paese.

Il fondamento di questa dottrina risiede nella consapevolezza dell’importanza del mare per la Turchia, un paese con una lunga costa di 7.200 km, che si affaccia su tre mari: il Mar Nero, il Mar Egeo e il Mar Mediterraneo orientale.[3] Questi mari non rappresentano soltanto confini geografici, ma costituiscono spazi strategici di fondamentale importanza per la proiezione di potenza della Turchia.

La dottrina della Patria Blu si sviluppa attorno a tre idee principali: la prima sottolinea l’importanza del mare per il futuro del paese e la naturale e storica posizione centrale della Marina Militare turca all’interno dell’intero Sistema Paese. La seconda riguarda le aree di giurisdizione marittima turca, al centro di dispute internazionali. Il terzo pilastro si riferisce alla riorganizzazione e al potenziamento della Marina Turca come strumento fondamentale per la difesa nazionale e la politica estera.

La dottrina della Mavi Vatan è pensata come un modello di politica da portare avanti soprattutto nel Mar Egeo per le dispute con la Grecia che, dal 1920 con il trattato di Sèvres, possiede la quasi totalità delle isole nell’area.[4] La disputa tra i due vicini riguarda vari aspetti del diritto internazionale marittimo, la definizione dei mari territoriali delle isole, della ZEE e della placca continentale tra i due paesi. Ad oggi la disputa non ha realistiche possibilità di risoluzione: da una parte c’è la Grecia che difende il diritto di estendere il mare territoriale delle sue isole oltre le sei miglia nautiche, come previsto dalla Convenzione di Montego Bay del 1982, ed il pieno potere sovrano su di esse e sulla placca continentale.[5] Dall’altra c’è la Turchia, che chiede di considerare l’Egeo come caso di eccezione per l’estensione del mare territoriale, vede la militarizzazione delle isole come una diretta minaccia alla sua sicurezza,[6] e vuole raggiungere una soluzione secondo il principio di equità per la definizione della placca continentale.[7]  Nel Mediterraneo orientale però le dispute non si limitano alla Grecia: poiché questioni simili hanno coinvolto nel dibattito altri paesi, alcuni interessati direttamente, come la Repubblica di Cipro, altri indirettamente, come l’Egitto, la Libia e l’Italia.

Mavi Vatan ha, quindi, anche l’obiettivo di porsi come guida, non solo teorica ma anche pratica, a queste dispute, la dottrina di Gürdeniz ha infatti assunto più rilevanza grazie all’azione politico-militare dell’ammiraglio Cihat Yayci, sostenitore della dottrina e teorico dell’accordo bilaterale tra Tripoli e Ankara. Il 28 novembre 2019 la Turchia e Governo libico di accordo nazionale (GNA) hanno firmato un accordo con due punti fondamentali: la definizione dei confini delle rispettive ZEE e la possibilità turca di fornire assistenza militare al governo in caso di richiesta. Il primo è stato il punto più contestato, soprattutto da Grecia, Cipro e Italia, poiché la zona interessata dall’accordo comprende aree precedentemente rivendicate dalla Grecia ma anche quello rivendicato con maggior forza dalla leadership turca, avendo un ruolo fondamentale per lo sfruttamento delle risorse energetiche della zona.[8]

Nonostante il Mar Nero e il Mediterraneo orientale siano centrali nella visione geopolitica turca, le ambizioni di Ankara non si limitano a queste aree. Negli ultimi anni, la Turchia ha esteso la sua influenza in altre regioni strategiche, in particolare nel Corno d’Africa. La Somalia, ad esempio, è diventata un importante alleato della Turchia: a Febbraio 2024 le parti hanno firmato un accordo che prevede un aiuto decennale da parte della Marina turca per la difesa della ZEE di Mogadiscio; pochi mesi dopo un altro accordo è stato raggiunto sulla cooperazione nell’estrazione di petrolio.[9] La posizione geografica della Somalia è strategica, situata lungo una delle principali rotte marittime globali, legando il Mediterraneo all’Oceano Indiano attraverso il Mar Rosso, rendendola partner strategico  per la Turchia.[10] La crescente presenza turca nella regione rientra perfettamente nella logica della dottrina Mavi Vatan, che mira a rafforzare la Marina Turca come strumento chiave della politica estera di Ankara, non solo nella sua regione immediata, ma anche su scala globale.

La dottrina rappresenta un’importante componente della strategia marittima turca, questa tuttavia non riflette necessariamente una diretta espressione della leadership di Erdoğan. Sebbene la dottrina sia nazionalista, essa non è stata sviluppata specificamente per servire il governo di Erdoğan o le politiche dell’AKP. In realtà, la Mavi Vatan rappresenta un approccio kemalista alla politica estera, in netto contrasto con altre dottrine che precedentemente avevano caratterizzato la linea ideologica del governo, come la “Profondità Strategica” (Stratejik Derinlik), formulata da Ahmet Davutoğlu, ex Ministro degli Esteri e Primo Ministro turco dal 2014 al 2016.

La dottrina di Davutoğlu si fondava su una visione neo-ottomana, che vedeva la Turchia come un ponte tra Oriente e Occidente, con radici storiche, religiose e culturali che la legano sia all’Europa che al Medio Oriente.[11] Al contrario, la Mavi Vatan, come ha affermato lo stesso Gürdeniz, rigetta il neo-ottomanesimo, ponendo l’accento su una visione nazionalista e comunque avulsa dal partito di governo turco.[12] Questo non significa che Erdoğan non abbia utilizzato la Mavi Vatan per i propri fini: anzi, la dottrina è diventata uno strumento utile per legittimare le scelte in politica estera, soprattutto in ambito marittimo. Tuttavia, il suo utilizzo da parte di Erdoğan sembra essere più opportunistico che ideologico, destinato a durare finché servirà agli obiettivi del governo.

Per inquadrare con precisione lo sviluppo della dottrina Mavi Vatan e comprendere il periodo di trasformazione durante il quale essa ha acquisito rilevanza, è necessario analizzare non solo la componente teorica della strategia marittima turca, ma anche il contesto materiale e operativo delle forze armate. In particolare, lo sviluppo dell’industria della difesa turca e la modernizzazione delle capacità navali costituiscono elementi centrali per valutare l’evoluzione della Marina Militare Turca e il suo ruolo crescente nel Mediterraneo orientale.

Negli ultimi anni, l’industria della difesa della Turchia ha registrato una crescita significativa, spinta dalla volontà di acquisire una maggiore indipendenza strategica e di ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri. Sebbene la spesa militare complessiva del paese abbia subito oscillazioni, a causa di fattori politici interni e di contingenze internazionali, essa si mantiene su livelli elevati, soprattutto se si considera l’instabilità geopolitica della regione circostante, caratterizzata da perduranti conflitti e tensioni latenti. Un dato di particolare interesse riguarda l’export di armamenti: mentre nel 2018 la Turchia esportava armi per un valore di 249 milioni di dollari, nel 2021 tale cifra ha raggiunto i 438 milioni, a testimonianza della crescente capacità competitiva delle imprese turche nel settore della difesa a livello internazionale.[13]

Grafico 1: Esportazioni e spesa militare in Turchia nel periodo 1996-2023 a confronto. Fonte: SIPRI, Arms Transfer Database & Military Expenditure database. https://armstransfers.sipri.org/ArmsTransfer/ ; https://www.sipri.org/databases/milex

Per comprendere appieno le dinamiche di questo sviluppo, è utile contestualizzarlo storicamente. Dopo la fondazione della Repubblica nel 1923, le priorità del governo turco erano orientate alla costruzione di una solida identità statale e di un apparato burocratico efficiente. Il paese, profondamente segnato dalle perdite subite durante la Prima Guerra Mondiale e la successiva Guerra d’Indipendenza, adottò una politica di neutralità durante la Seconda Guerra Mondiale, riflettendo la volontà della leadership di Atatürk di evitare ulteriori conflitti devastanti. Tuttavia, con l’avvento del dopoguerra, la Turchia iniziò a orientarsi verso il blocco occidentale, riconoscendo l’importanza strategica di un’alleanza con le potenze atlantiche. Questo orientamento culminò con l’adesione della Turchia alla NATO nel 1952, un passaggio cruciale per la modernizzazione delle forze armate turche.

L’alleanza con la NATO, e in particolare il forte legame con gli Stati Uniti, fornì alla Turchia gli strumenti per modernizzare il proprio apparato militare.[14] I limiti di tale dipendenza divennero presto evidenti: tra il 1975 ed il 1978 gli Stati Uniti imposero un embargo militare a seguito dell’intervento militare turco nel nord di Cipro il 20 luglio 1974. Questo episodio segnò una svolta nella politica della difesa turca, evidenziando la necessità di ridurre la vulnerabilità derivante dalla dipendenza da fornitori esterni e di avviare un percorso autonomo nella produzione militare.[15]

Nel corso degli anni, la Turchia ha compiuto progressi significativi in questa direzione. Attualmente, quattro aziende turche figurano tra le prime cento a livello globale nel settore della difesa, secondo le stime del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), e il paese è diventato l’undicesimo maggiore esportatore di armi al mondo. Tra il 2018 e il 2023, le esportazioni di armamenti turche sono cresciute del 106% rispetto al quinquennio precedente, a riprova del successo delle politiche di sviluppo industriale promosse dal governo. [16]

Un aspetto particolarmente rilevante dello sviluppo della difesa turca è rappresentato dalla composizione della Marina Militare. Sebbene negli ultimi anni si siano realizzati importanti progressi nella progettazione e costruzione di unità navali a livello nazionale, la maggior parte della flotta turca è ancora composta da modelli importati. I sottomarini, ad esempio, sono prodotti dalla tedesca Howaldtswerke-Deutsche Werft, mentre le fregate sono di origine statunitense e tedesca, e alcune delle corvette provengono dalla Francia.[17] Questa predominanza di componenti stranieri nella flotta può essere attribuita, in parte, alla lunga vita operativa delle unità navali, che porta molti paesi a mantenere piattaforme acquisite da partner internazionali per decenni. Nonostante ciò, la Turchia ha intrapreso con successo diversi progetti per sviluppare una Marina interamente progettata e costruita sul territorio nazionale, tra cui il progetto MILGEM (Milli Gemi).

Il progetto MILGEM, letteralmente Nave Nazionale, è stato lanciato nel 2004 dalla Marina Militare Turca con l’obiettivo di avviare una produzione nazionale di una nave da pattugliamento e da guerra antisommergibile, riducendo al massimo l’inferenza straniera.[18] Dal progetto nacque la classe Ada, costituita da sei corvette operative nella marina turca dal 2011 e sei destinate all’export, quattro al Pakistan e due all’Ucraina. Nel 2011 il progetto fu modificato ed esteso alla creazione delle fregate classe Istanbul, al momento in costruzione.[19] La produzione, affidata alla STM (Savunma Teknolojileri Mühendislik ve Ticaret A.Ş.) ha visto la partecipazione di diverse aziende turche, come HAVELSAN e ASELSAN, quest’ultima sessantesima azienda al mondo nell’industria della difesa.[20] La prima fregata della nuova classe Istanbul (F-515) è operativa dal gennaio 2024 ed ha il livello più alto di “produzione autarchica” nella marina turca, avendo raggiunto il considerevole livello dell’80%.[21]

Con il progetto MILGEM, la Marina Militare Turca ha compiuto significativi passi avanti per quanto riguarda la capacità operativa e l’indipendenza tecnologica. Le corvette della classe Ada e le fregate della classe Istanbul hanno migliorato le capacità della Turchia nel condurre missioni di sorveglianza marittima, guerra antisommergibile, difesa delle coste e proiezione di potenza. In particolare, l’altissimo livello di componente produttiva nazionale testimonia un’evoluzione nell’autonomia operativa della Turchia.

La Marina turca dispone oggi di una flotta altamente versatile, progettata per affrontare minacce sia convenzionali che asimmetriche, con sistemi avanzati di difesa aerea, capacità antisommergibile e sistemi d’arma che le conferiscono capacità atte a sostenere missioni di lunga durata nel Mediterraneo orientale, e non solo.[22] Le fregate e corvette della Turchia sono inoltre equipaggiate con tecnologie radar all’avanguardia e sistemi missilistici, che le rendono essenziali per mantenere il controllo delle zone economiche esclusive (ZEE), specialmente in contesti di disputa energetica, come nel caso delle risorse del gas nel Mediterraneo.[23]

La dottrina della Mavi Vatan e il progetto MILGEM sono complementari negli obiettivi del paese. Cruciale per una dottrina che pone la sovranità marittima e l’accesso alle risorse energetiche al centro della politica estera turca è l’indipendenza e l’efficienza della Marina, obiettivi che le navi del progetto MILGEM, particolarmente adatte a missioni di pattugliamento e difesa delle acque territoriali, così come alla protezione delle rotte di approvvigionamento energetico, conseguono.[24]

Oltre alle operazioni nelle acque nazionali, la Marina turca ha dimostrato una crescente capacità di proiezione di potenza. Partecipazioni a missioni internazionali, come le operazioni antipirateria nel Golfo di Aden e le missioni della NATO nel Mediterraneo Orientale, riflettono il crescente ruolo della Turchia in scenari globali. Dal 2009, la Turchia partecipa attivamente alle missioni di contrasto alla pirateria nel Golfo di Aden, aderendo all’operazione NATO “Ocean Shield” e all’iniziativa internazionale della Combined Task Force (CTF) 151. Queste missioni mirano a proteggere le rotte commerciali essenziali attraverso il Corno d’Africa, un’area particolarmente vulnerabile a causa dell’alta concentrazione dei fenomeni di pirateria marittima. Le navi turche hanno partecipato regolarmente a pattugliamenti, protezione dei convogli e attività di deterrenza, dimostrando una grande capacità di adattamento e coordinamento con altre flotte internazionali.

Nel Mediterraneo Orientale, la partecipazione turca alle missioni NATO, come l’operazione “Sea Guardian”, riflette il suo impegno nella protezione della sicurezza marittima in un’area geopoliticamente strategica. L’operazione si concentra sulla prevenzione di attività terroristiche e sul controllo del traffico illegale via mare, in particolare nel contesto della crisi migratoria. La Marina turca ha contribuito in modo significativo con fregate, sottomarini e unità di supporto logistico, dimostrando capacità di reazione rapida e una presenza costante in scenari critici.

Nonostante gli indubbi risultati conseguiti nella creazione di un sistema di produzione nazionale, la Marina turca mantiene una forte interoperabilità con gli alleati NATO, anche grazie all’integrazione di piattaforme e asset di origine tedesca e statunitense nella sua flotta. Partecipazioni ad esercitazioni congiunte, come Sea Breeze e Dynamic Manta, dimostrano che la Turchia continua a svolgere un ruolo chiave all’interno dell’Alleanza Atlantica, rafforzando la sicurezza marittima in tutta la regione.[25]

Source: Turkish Navy “ADA-class anti-submarine corvettes”

Lo sviluppo della Marina Militare Turca attraverso la dottrina della Mavi Vatan rappresenta un aspetto fondamentale della strategia geopolitica del paese. Questa trasformazione marittima non solo riflette l’ambizione della Turchia di assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero, ma testimonia anche il progresso dell’industria della difesa turca e il desiderio di maggiore indipendenza strategica. Il progetto MILGEM, con il suo alto livello di trasformazione “autarchica” della produzione militare ha reso la Marina Turca più autonoma e tecnologicamente avanzata, migliorando la capacità del paese di affrontare le sfide marittime moderne, comprese le dispute territoriali e le missioni internazionali.

Il recente tentativo della Marina turca di sviluppare un’industria militare indipendente dagli alleati NATO, che sono stati il centro dello sviluppo della difesa turca in passato, deve essere analizzato sotto due ordini di motivi: da un lato si vuole dimostrare di poter essere autonomi dall’Alleanza atlantica, che con il tempo ha portato avanti politiche sempre più lontane dagli obiettivi turchi. Dall’altro si vuole raggiungere un’indipendenza produttiva vista come fondamentale sia per ragioni politico economiche interne, sia per la possibilità di ricoprire un ruolo centrale nel commercio verso tutti quei paesi che, in numero sempre più grande, cercano un’alternativa agli approvvigionamenti Occidentali e statunitensi.

Tuttavia, il successo della Turchia nel consolidare una presenza marittima potente deve essere considerato nel contesto delle sue relazioni internazionali, ovvero di potenza che si è sviluppata con uno sguardo volto ad Ovest, ma che può, e vuole, sfruttare la sua posizione strategica, sia geografica che politica, per espandere gli orizzonti verso Est. Il futuro della Mavi Vatan dipenderà in gran parte dalla capacità della Turchia di bilanciare le proprie ambizioni con la necessità di cooperare con gli alleati e svolgere una funzione di valido deterrente per gli avversari, soprattutto alla luce delle complicate dispute sul Mediterraneo orientale. Questo equilibrio sarà determinante per la stabilità regionale e per il mantenimento della sua proiezione di potenza navale a lungo termine.


Cover image comes from STM website “Project MilGEM” https://www.stm.com.tr/en/our-solutions/naval-engineering/milgem-project

[1] Vita, Lorenzo, 02/09/2020. “Ecco cosa vuole la Turchia”. Inside Over. https://it.insideover.com/politica/intervista-cem-gurdeniz-turchia-mediterraneo-mavi-vatan.html

[2] Gürdeniz, Cem, 2017. Mavi Vatan Yazıları. Birinci basım. Kırmızı Kedi Yayınevi, İstanbul. ISBN:9786052982181

[3] Türkiye. The World Factbook. Last updated: 03/11/2024. https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/turkey-turkiye/

[4] Guida, Michelangelo, 2022. “Miti e ideologie nella politica estera della «Nuova Turchia»”. In La Turchia nel Mediterraneo: fra storia e attualità, Giannotta Valeria, pp. 51-64. Roma: Donzelli editore.

[5] Gavouneli, Maria. 16/10/2020. Whose Sea? A Greek International Law Perspective on the Greek-Turkish Disputes.  Institut Montaigne. https://www.institutmontaigne.org/en/expressions/whose-sea-greek-international-law-perspective-greek-turkish-disputes

[6] L’estrema vicinanza di alcune isole greche alla costa turca aumenta questa percezione. Si prenda in considerazione l’isola di Kastellórizo, che si trova a meno di tre chilometri dalla costa turca

[7] Türmen, Riza. 19/10/2020. Whose Sea? A Turkish International Law Perspective on the Greek-Turkish Disputes. Institut Montaigne. https://www.institutmontaigne.org/en/expressions/whose-sea-turkish-international-law-perspective-greek-turkish-disputes

[8] Colombo, Matteo, 21/02/2020. Approfondimento: l’accordo Turchia-GNA sui confini marittimi. ISPI: Focus mediterraneo allargato n 12. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/approfondimento-laccordo-turchia-gna-sui-confini-marittimi-25158

[9] Baez Kiran, 18/08/2024. Turkey signed two major deals with Somalia. Will it be able to implement them? Atlantic council. https://www.atlanticcouncil.org/blogs/turkeysource/turkey-signed-two-major-deals-with-somalia-will-it-be-able-to-implement-them/

[10] Donelli, Francesco, Dicembre 2023. “La Turchia nel Corno d’Africa”. In La Turchia In Africa: Ambizioni E Interessi Di Una Potenza Regionale. Carbone Giovanni, Donelli Francesco, Lucia Ragazzi, Talbot Valeria, pp 21-25. ISPI, Osservatorio di Politica Internazionale, Approfondimento.

[11] Guida, Michelangelo, 2022. “Miti e ideologie nella politica estera della «Nuova Turchia»”. In La Turchia nel Mediterraneo: fra storia e attualità, Giannotta Valeria, pp. 51-64. Roma: Donzelli editore.

[12] Ansaldo, Marco, 2020. “La Patria Blu nel mondo Post-Occidentale” – Conversazione con l’ammiraglio Cem Gürdeniz. Limes, Il turco alla Porta, n. 7, 2020. https://www.limesonline.com/rivista/la-patria-blu-nel-mondo-post-occidentale–14636088/

[13] Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), Arms Transfers Programme

[14] Kurç, Çağlar, 2017. Between defence autarky and dependency: the dynamics of Turkish defence industrialization. Defence Studies, 17:3, 263

[15] Bastian, Jens, 2024. Turkey: An emerging global arms exporter. Growing competitiveness and strategic recalibration of the Turkish defense industry. Stiftung Wissenschaft und Politik, n. 6/2024. SWP Comment

[16] Pieter D. Wezeman, Katarina Djokic, Dr Mathew George, Zain Hussain and Siemon T. Wezeman. Trends in International Arms Transfers, 2023. SIPRI, Stockholm: March, 2024. https://doi.org/10.55163/PBRP4239

[17] IISS military balance 2024. International Institute for Strategic Studies

[18] STM. MILGEM I Class Frigate Project. Savunma Teknolojileri Mühendislik ve Ticaret A.Ş. https://www.stm.com.tr/en/our-solutions/naval-engineering/milgem-i-class-frigate-project

[19] Bahtic, Fatima, 22/01/2024. Türkiye welcomes first national frigate, three more naval platforms join navy’s fleet. Naval Today https://www.navaltoday.com/2024/01/22/turkiye-welcomes-first-national-frigate-three-more-naval-platforms-join-navys-fleet/

[20] Turkish Defence News. The first “Istanbul-Class Frigate” has been launched. https://www.turkishdefencenews.com/first-istanbul-class-frigate-launched/

[21] STM. MILGEM I Class Frigate Project. Savunma Teknolojileri Mühendislik ve Ticaret A.Ş. https://www.stm.com.tr/en/our-solutions/naval-engineering/milgem-i-class-frigate-project

[22] Naval Analysis, 26/06/2015. Ada class corvettes of the Turkish Navy. https://www.navalanalyses.com/2015/06/ada-class-corvettes-of-turkish-navy.html

[23]Naval News Staff, 06/08/2024. Turkish I-Class MILGEM Project Gets A Power Boost With Additional LM2500 Engines. Naval News. https://www.navalnews.com/naval-news/2024/08/turkish-i-class-milgem-project-gets-a-power-boost-with-additional-lm2500-engines/

[24]Sünnetçi, İbrahim, 2019. Gas conflict in the Easyern Mediterrenean and the Role of Turkish Naval Forces in Protecting Turkey’s Sovereignty Rights. Defence Turkey.  https://www.defenceturkey.com/en/content/gas-conflict-in-the-eastern-mediterranean-and-the-role-of-turkish-naval-forces-in-protecting-turkey-s-sovereignty-rights-3636

[25]Ozberk, Tayfun, 19/09/2023. Sea Breeze players wrap up Black Sea drill, first series since war. Defense News. https://www.defensenews.com/training-sim/2023/09/19/sea-breeze-players-wrap-up-black-sea-drill-first-series-since-war/

NATO, 29/02/2024. NATO Allies conduct drills to hunt submarines in exercise dynamic Manta 24. NATO Multimedia. https://www.natomultimedia.tv/app/asset/701245

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